
Ecco. Un'altra barca ancora. E' un continuo approdare da mirare senza fretta per noi che da due giorni abbiamo rapito un corpo morto dal fondale per farne casa. Il resto è l'arrivare degli altri. Quasi sembra di avere confidenza. Un luogo passeggero cui appartenere un po' di più degli altri. So qual'è il miglior fruttivendolo del centro storico e pur non facendone uso, quale il miglior macellaio: Luce, che mi presterà per quindici giorni una bicicletta, me l'ha garantito.
Un suonatore di darbuka lo troveremo. Ne abbiamo scoperto qualcuno spalancarci finestre di sogno e svegliarci dal troppo raki che a me pareva tanto reinsaporirmi di marsigliesi e compagne fidate in pomeriggi cagliaritani.
Mi fanno cenno dalla banchina. Ho un amico che comunica per versi complessi e grammatiche squilibrate. Sulla terrazza di un bar di Marmaris non so cosa sia la Turchia e percepisco un caldo invadente che palpita sullo sterno.
Ricordo tutti gli amici, non ho preferenze, tranne che nel momento preciso in cui la testa si poggia su uno o sull'altro viso. Ci sono centinaia di alberi maestri appesi come stecche di shangay contrapposte al cielo di un leggero violetto. E fra i vari c'è il nostro. A sventolare col guidone rosso in testa.
Non so cosa stessero dicendomi dal fondo. Belle notizie? Mezzaluna ha forse riattraversato la passerella e adesso dorme arrotolata, nera e pelosa al giardinetto di dritta, fra la manichetta e il cavo blu dell'ormeggio?
Il mare ci ha riportati alla linea d'arresto. Superata con bordi di bolina abbiamo stappato champagne con bolle larghe, dicono non dei migliori.
Di tutti i luoghi tornerei al sarcofago bizantino, non per morirci ma per restare fra scogli e geranei a guardare l'acqua marina immaginandola prato terrestre come mille anni fa. Ripasserei con Amedhye sulla cima del castello a scegliere fazzoletti e foulard che a casa non tornerò a indossare. Resterei a guardare la testa del molo mentre donne attrezzate di braccia larghe e danzanti e gonne al vento richiamano naviganti perchè la notte sia consumata nell'impalpabile silenzio del porticciolo cui appartengono per razza e generazione.
Non hanno magie da regalare fatta eccezione per una cucina di pesce e verdure e brevi terrazze di legno da cui affacciarsi tra fiori e rari avventori.
Avanza un territorio ignoto agli angoli degli approdi cui stiamo aggrappati.
Ogni altro affare non è affar nostro.
Io insisterei e non è detto che non l'abbia vinta prima o poi su ciò che mi avvince.