La mia macchina s'è inceppata sul lungomare della città. Non sapeva più da che parte pecorrerlo. I sensi sono di nuovo confusi. Unici e in tutti i versi.
Ho deciso di prendere questo ennesimo cambio di senso come la volontà degli amministratori di mantenerci cittadini attenti. E io lo sono stata. Alzando le braccia repentinamente due notti fa in segno di allarme - il mio amico Simone lo sa - ho impedito che un disgraziato in contromano inconsapevole andasse a sbattere contro una panda che veniva nel senso giusto. Ho i riflessi più vigili della municipale.
Voglio dunque un sindaco che lotti contro i radicali liberi. Che lotti contro l'oblio. Che seppellisca i resti obsoleti di una città antica e tenga vivo il ricordo di un'agonia industriale. Voglio un sindaco che ami fare grandi discorsi. Che parli, che parli. Che dica tutto ciò che va detto. E che non si scomodi troppo nel letto la sera a progettare il giorno che viene. Voglio un consigliere che badi alle cose concrete nella vita e mangi porcetto fin quanto può.
Voglio affacciarmi domani e trovare un nuovo senso di marcia con tanti maialini che corrono e grugniscono in tutte le direzioni. Voglio tenermi confusa. Restare viva. Galleggiare.
Voglio avere tante luminarie a Natale, che mi illuminino il sorriso se mai dovessero trovarmelo spento.
Voglio dire che la mia città ha tante navi in porto perché la mia è una città importante. Anche se poi s'è alzato il grecale e le navi sono rimaste in trappola.
Voglio avere un parco che ho sentito chiamare "circo mendes", che almeno ci facessero il circo. Invece mi piace che se ne stia là, zitto zitto in disparte, come fosse il giardino segreto di un re fantasma.
Io voglio svegliarmi domani e trovare un mare nero. Sporco ma che nessuno me lo dica. Voglio insozzarmi tutta di policlorobifenile e affogarmici i pensieri dentro. Voglio avere una torre occupata e tante croci a mo' di cimitero inglese, che visto così almeno il prato verde fa la sua figura. Meglio degli scavi archeologici polverosi che c'erano un tempo.
A me la polvere non piace. Io voglio una città pulita senza niente dentro. Una città coi bordi falciati, ma solo fino a un certo punto, che anche l'erba alta c'ha il suo perché. Una città fatta senz'anima. Una città a cui non devo pensare più.
Una città di cui non posso più immaginare il litorale. Ché è stato tagliato via, e dopo il fiume non avanza altro.
Una città il cui ponte che resta non porti altrove.
Candidati, donne e uomini candidi di intenzioni e speranza. Siete tanti quest'anno. E per vedervi tutti mi tenevo a distanza dalla costa stasera. E vi sognavo dal largo.
La vostra città ha già provato tanti sensi di marcia. Ha venduto spiagge per rifarsene qualcuna più in la. Ha annerito i suoi cieli e cantato in migliaia di processioni. Ha pianto un giorno per ciclisti disgraziati dimenticandoli tutta la vita. La vostra città ha storto la bocca sempre e per vincere non sarà necessario promettere di restituire una città candida.
Mi viene un poco da storcere la bocca pure a me.
Ma io sono solo uno scoglio che tenta di tenersi asciutto.
Io sono come questa città e forse domani vi darò un voto una volta ancora sperando di ottenere nuove spugnette e mocio vileda per tutti.
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sabato 29 maggio 2010
domenica 9 novembre 2008
L'alieno Soru. O della (e)lezione di Obama
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Renato Soru è nei blog di alcuni dopo che la maestra unica Daria Bignardi lo ha chiamato alla lavagna delle Invasioni barbariche venerdì scorso. Luca de Biase lo ha nominato spesso nei suoi post, ma sono in molti ad osservarlo con curiosità. Non riconoscono in lui il tipico uomo politico del nostro tempo italiano e per questo ne sono attratti. Colpiti dall'antimediaticità che lo contrappone agli showman/girls suoi colleghi, sembrano scovare in lui un nuovo tipo, un leader diverso, carismatico ma con altri attributi. Fra coloro che hanno sentito qualche volta, qua e là, parlare di questo magnate buono, imprenditore tecnologico e rappresentante politico sui generis - gli stessi che hanno applaudito in cuor loro alla rivoluzione politica e culturale delle elezioni americane - sembra circolare un germe che stuzzica la fantasia, mietitore di una nuova strana sensazione: quella che conduce dritta dritta all'idea che una via nuova alla rappresentanza e alla conduzione politica del nostro Paese sia un dovere urgente e un diritto concreto.
Il valore che il nero di Obama rappresenta per l'America ha bisogno di una declinazione in termini italiani.
Se davvero emanciparsi rappresenta una necessità anche per l'Italia.
E se la politica aggressiva, xenofoba e conservatrice di Bush è ciò di quanto più urgente occorreva cambiare negli Stati Uniti, in Italia la necessità forse più grande - scontata ma reale quant'è vero che abbiamo bisogno di aria per respirare - in politica come negli altri settori, sembra essere rappresentata dall'onestà e dalla serietà.
Per questo sorrido non senza riserve, ma anche con grande interesse, ai commenti dei blogger che nei loro post hanno linkato l'intervista di Soru chiedendosi sbigottiti: "Chi è questo alieno che davanti alle domande giornalisticamente naif della Bignardi sembra sempre sul punto di restare senza parole. E che poi però le dice di santa ragione?? Chi è quest'uomo che non sembra aver bisogno necessariamente di passare per il linguaggio degli anchorman per esprimere, in tv ma in qualunque altra circostanza, cosa significa e quali sono le priorità del fare politica?".
Questo germe mi sembra buono da prendere e riproporre . Chiederci concretamente di cosa abbiamo bisogno per migliorare e crescere oggi, ovvero - per dirla con Massimo Gramellini - scoprire qual'è il talento piccolo o grande che sia, che si nasconde dentro le nostre individualità o dentro le nostre nazioni, mi sembra il miglior virus nel quale si possa incappare.
venerdì 7 novembre 2008
Italiani impossibili
Lo slogan "Siamo tutti americani" che si recitava all'indomani delle torri non mi ha mai corteggiato.
Oggi però che vedo un uomo "abbronzato" alla presidenza degli Usa e uno decalvizzato alla guida dell'Italia (ma anche senza di lui mi sarebbe bastato un Gasparri qualunque), mi verrebbe uno slogan nuovo, per quanto del tutto scontato, da lanciare al mondo.
"Italiani si nasce. Per fortuna vostra".
....sigh...
Oggi però che vedo un uomo "abbronzato" alla presidenza degli Usa e uno decalvizzato alla guida dell'Italia (ma anche senza di lui mi sarebbe bastato un Gasparri qualunque), mi verrebbe uno slogan nuovo, per quanto del tutto scontato, da lanciare al mondo.
"Italiani si nasce. Per fortuna vostra".
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