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domenica 12 luglio 2009

Storia veloce/2








E poi il rene buono di Atena si libera e la città finisce sotto ettolitri di pioggia. A spezzare quaranta gradi di afa e l'abbondante passeggiata litoranea che il pubblico sta concedendosi. Disegnavano traiettorie perpendicolari alla poppa. Avanti e indietro.
Quando il rischio di annegare s'è fatto forte la banchina è diventata deserta.
E poi il rene si svuota. Subito la prima coppia di fidanzati ha sfilato da sinistra verso destra davanti al pozzetto, nemmeno il tempo che si asciugasse il marciapiede. Come se non avessero mai smesso di camminare neanche sotto la pioggia, e poi eccoli di nuovo per nulla bagnati, mano nella mano. Più in là è tornata pure quella bambina, chè l'ho vista spesso, sempre a scaccolarsi con le dita piene di pallini verdi arrotolati fra l'indice e il pollice e qualcunaltro dimenticato sopra un'unghia.
Questo tempo secca il moccio e poi lo bagna ancora.
Adesso come se niente fosse.
Hanno ripreso tutti a scorrermi davanti, ignorando ch'io stia a guardarli. Hanno ripreso nelle lingue proprie. Le lingue umide, i vestiti freschi, i motorini, le biciclette, i rollerblade, le mani dietro la schiena, i piedi dei giovani neri accanto a tovaglie apparecchiate con occhiali da sole.
Hanno già smesso di vendere ombrelli. Ma poi non capisci mai dove li tengano nascosti e come possano farsi trovare pronti al momento del bisogno. Lesti come saette. Più rapidi di questa pisciazza di dea. Più funzionali di un rene divino.

domenica 31 maggio 2009

Nel calesse


Non so, ma credo che questo sia il più bel posto del mondo al momento. E Billy che dice No regrette! proprio come Edith che era un uccellino. E poi Let's do it! Lets fall in love! C'è una scotta che penzola e s'asciuga della pioggia del mattino, che era tutta un'altra cosa.
Ogni cosa al suo posto. C'è un coffee grinder che luccica e l'altro no. Un bambinetto che sfreccia sulla bicicletta sul molo. E io dentro un calesse. E vedo tutto, ma sono senza occhiali, così credo che il mondo non veda. Nascosta dietro un pollice, eppure che tutto si veda non fa paura. Ma tu lo sai che ti ho pensato? A te cantante delle corse di Bukowski e, a te cantante della Svezia cagliaritana, e a te che volevi andare per vela e t'hanno tirato un coso mancino. E al giardino algherese e a quello turritano. Dei costumi che a Turris oggi si son visti sulla strada maestra.
La vela maestra è gonfia d'acqua. Se la sgonfio mi bagno. Un'idiozia. Ma di acqua ne ho già presa per oggi.

sabato 18 aprile 2009

L'esigenza di partire

C'è il mare che brulica di pioggia. Sembra mosso da formiche impegnate ogni ora mentre noi guardiamo. C'è una canoa al largo che deve scappare perché l'acqua marina è piana, ma quella piovana perpendicolare e tagliente. C'è una barca che deve far rotta verso Alghero con una certa fretta. Quindi la cerata è pronta, il gatto resta a casa, il cane teme i tuoni e vorrebbe occupare il sotto del letto, magari piazziamo lo spi e facciamo prima. Magari arriviamo stanotte e non ci saranno stelle a brulicare il cielo che intanto non si leva la coperta di nuvole.