
Fatte foto per la Botte e il Cilindro.
Ieri mattina il Ferroviario pullulava di bimbetti della scuola elementare con le felpine e le scarpette da tennis, i giubbottini e la pellicetta sul bordo del cappuccio, le codette e i capelli a spazzola, i sorrisi smaglianti, le scintille d'entusiasmo improvviso e all'apparenza immotivate e Simone che grida alla maestra "Maè, io qui ci sono già venuto una volta, quando c'ero venuto", e le maestre a scherzare anche loro in preda a una volatile frivolezza da signore in gita.
Quanto sbaraglio mentre passo col cavalletto della macchina fotografica, non di certo un manfrotto, in mezzo allo sciame di cappellini e frangette in agitazione. Oltre il portone verde in ferro i camerini sono immersi nella calma.
Di scena tutti gli animali delle storie di Esopo. Il lupo, l'agnello, il topo di campagna e il topo di città, la volpe e la cornacchia e le facce indescrivibili di Luisella e Nadia e Stefano a far ridere la sala dal più grandetto sino all'ultimo primino.
Prova a invitare una platea di studenti delle superiori, alla fine di uno spettacolo teatrale, a fare qualche domanda: dopo un primo tentativo andato miseramente a vuoto s'alzeranno due, forse tre manine intirizzite.
Prova a farlo con un centinaio di ragazzini e ragazzine delle medie. Le mani interventiste potranno arrivare a sei, sette, esagerando dieci.
Ma tu prova a chiedere di formulare una domanda sullo spetatcolo a una platea di bimbetti fra i cinqueemezzo e i dieci anni: alzeranno tutti la mano, ma proprio tutti, anche chi non ha un cazzo da chiedere, l'importante è partecipare. Simone e Massimiliano dal mixer avranno difficoltà a vedere i loro amici sul palco, e il video di Consuelo sembrerà girato durante un concerto dei pink floyd.
Una bimbetta se ne sta col braccino sospeso per aria da venti minuti quando il dito di Luisella dal palco la sceglie fra tutti i compagnetti, e come da un sonno ipnotico la bimbetta si ritrova sveglia in teatro col braccio alzato e senza alcuna domanda da porre.
Finchè siamo piccoli pensiamo di avere mille cose da chiedere e non ci facciamo troppi scrupoli. Col tempo però può capitare di imparare a non mettere più in gioco la nostra sana curiosità.
E abbassiamo la mano.